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L'intervista

Lo storico Roberto de Mattei: "Lo scisma di fatto c'è già nella Chiesa"

In vista del Sinodo di ottobre si annuncia una dura battaglia che potrebbe portare a gravi conseguenze per la Chiesa Cattolica
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Allo storico Roberto de Mattei, Docente di Storia del Cristianesimo, Preside della Facoltà di Storia all'Università Europea di Roma, Presidente della "Fondazione Lepanto", considerato il massimo esponente della Tradizione cattolica tanto da essere definito dal collega Alberto Melloni: "l'intellettuale più fine del tradizionalismo italiano", abbiamo rivolto alcune domande.

 

Professore ma è vero quello che Lei ha affermato recentemente al quotidiano "La Nazione" che nella Chiesa a ottobre ci sarà uno scisma?

Lo scisma nella Chiesa già esiste di fatto e le recenti dichiarazioni della Conferenza Episcopale Tedesca sono su questa linea. Non so se l’ufficializzazione di questa rottura con il Magistero della Chiesa avverrà in occasione del Sinodo, o dopo il Sinodo. Quel che è certo è che un congruo numero di vescovi progressisti esigono dalla Chiesa alcune concessioni rivoluzionarie, come l'accoglienza agli omosessuali e l’accesso alla comunione ai divorziati risposati. A queste aperture, naturalmente, si oppongono molti padri sinodali, come ad esempio il Prefetto della Congregazione per la Fede card. Muller, il card. De Paolis e il card. Burke che ha ripetutamente espresso la sua opposizione a qualsiasi cambiamento della verità evangelica sul matrimonio. Un comportamento, quello del card. Burke, che apprezzo nella sostanza e nella forma.

 

Crede anche Lei che il Papa voglia cambiare la Dottrina. O si tratta invece di un "progetto pastorale" come il "Ralliement" di cui Lei ampiamente parla nel suo ultimo libro pubblicato dalle Lettere?

Mi sembra che Lei abbia centrato il tema. Papa Francesco è visto da molti come un Papa, conservatore, che non introduce alcuna novità dottrinale, ma sembra affidare alla prassi il criterio di auto-realizzazione della Verità. In questo senso il suo pontificato si presenta come un momento di forte discontinuità della storia della Chiesa. Le conseguenze potrebbero essere ben più gravi del "ralliement" di Leone XIII con la Terza Repubblica francese. Leone XIII era impeccabile dal punto di vista dottrinale, ma si propose a di riconciliare la Chiesa con la modernità sul piano della prassi politica. Un progetto pastorale che fallì e che ebbe conseguenze rovinose, come cerco di dimostrare nel mio libro: in Francia inflisse un colpo mortale all'alleanza tra il Trono e l'Altare, che, per un secolo aveva costituito un poderoso baluardo contro il processo rivoluzionario che mirava ad estirpare le radici cristiane dalla società e aprì la strada al peggior laicismo anticlericale. In questo senso il "ralliement" di Leone XIII ci offre una chiave d'interpretazione della storia della Chiesa nell'epoca contemporanea.

 

Quindi il Papa potrebbe cambiare la Dottrina?

Il Papa non è il successore, ma il Vicario di Gesù Cristo, e non può mutarne la Dottrina. UnaSupplica filiale a Papa Francesco, firmata fino ad oggi da quasi 140.000 cattolici in tutto il mondo, - tra i quali importanti personalità della Chiesa e del mondo politico culturale - chiede al Pontefice una parola definitiva e chiara sull'indissolubilità del matrimonio (l'appello, tra l'altro, è stato firmato anche da  note personalità del mondo cattolico fiorentino come il Prof. Pietro De Marco e l'Onorevole Carlo Casini, Presidente del Movimento per la Vita n.d. r). Aprire alle seconde nozze e alla Comunione per i risposati toccherebbe la Dottrina tradizionale (da tradere = tramandare) della Chiesa.

 

Quel è la novità tra questo scontro tra "progressisti" e "conservatori" ?

Senz'altro l'opposizione, senza se e senza ma, a queste "riforme" da parte degli episcopati dell'Europa dell'Est e di quelli africani... insomma degli episcopati che il papa elogia continuamente. Siamo davanti a uno dei tanti paradossi di questo pontificato.

 

Cioè?

Per esempio  l'incontro del Papa con i movimenti popolari, compreso il Leoncavallo, che rafforzano la tesi di chi attribuisce a papa Francesco una mentalità “peronista”. Però poi, in Vaticano, per certificare i bilanci dello IOR ci si serve di un istituto del globalismo multinazionale come la società “Ernst & Young”.

 

Sembrerebbe che tutto questo non interessi alla gente visto che Papa Francesco continua a godere di grandissima popolarità...

Più popolarità di tutti gli altri ultimi Papi nei "media" e nel mondo dei non credenti. Ma all'interno della Chiesa e del mondo cattolico mi sembra che le cose vadano diversamente. L’affluenza agli Angelus della domenica, dopo l'entusiasmo iniziale, è sensibilmente calata... per non parlare dell'affluenza nelle chiese e ai sacramenti.

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