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DALLA CURVA SUD

Il derby del "Mai 'na gioia"

Il derby visto da un romanista
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

di Mirko Calcioli - Oggi è la giornata tipica del tifoso romanista. Il “Mai’na gioia Day” è iniziato perfettamente, senza troppi intoppi, e si è concluso altrettanto tragicamente. Ogni giallorosso che si rispetti, ogni tifoso con lo stomaco provato da decine e decine ( quali decine, centinaia ) di momenti tristi e impregnati di rabbia  sa che il derby è un evento al quale ci si deve preparare a tutto, soprattutto al peggio.  Ed inevitabilmente il peggio è arrivato su un cargo battente bandiera laziale. La mattina è delle peggiori: inizia con nuvole sparse e pioggia che piano piano si fa più seria. Il sospetto è che questo “peggio” non sia ancora lontanamente vicino ( scusate il paradosso) , d’altro canto si scacciano tutte le tensioni negative e i fantasmi del passato ( delle due ultime stagioni in particolare) e si prova a fischiettare con aria leggera, noncuranti di queste sensazioni cupe. C’è chi mangia a casa, chi mangia prima di andare allo stadio, chi mangia direttamente allo stadio. L’importante è mangiare, come per voler dire “panta rei” , tutto scorre, nella normalità di un giorno qualunque. Non sarà così.

Manca una mezz’ora alla partita, sale l’attesa, quell’attesa che ancora da speranze, vane, ma le dá. Inizia la partita, e cominciano dal cielo a solcare saette e fulmini manco fosse la fine del mondo. L’acqua cade come fossimo alle Niagara Falls, ma si cerca ancora di non dar peso a questo possibile “peggio”. Però il destino ci pensa bene a fare le cose, cerca di espletare i suoi compiti di “amico beffardo” nel modo migliore, e allora cosa ti fa? Ti fa andare in vantaggio dopo solo 8’con Lamela, goleador giallorosso di questa stagione, e dá vita a ogni sogno del tifoso. “Oggi je ne famo 4”, “ Nun c’è partita!”, “Finalmente ‘na gioia!”, parole che van lette con tono borioso e tronfio. No, mi spiace, pura illusione. E benché tutti i timori nefasti pre-partita sembrino lontani, qualcosa che ancora giace pronto a colpire c’è. Pochi minuti dopo, arriva l’apoteosi: va via la luce allo stadio, e la Curva Sud si illumina con il fuoco degli accendini dei tifosi, dando vita ad una suggestiva quanto spontanea coreografia. Il quadro è perfetto, sembra l’inizio di una lunga giornata d’amore. Ma quella che sta per andare in onda è un vero film horror, degno del miglior Wes Craven o Dario Argento ( in quanto laziale ). Infatti che ti succede? Che l’ex di turno Candreva, ex ultras inside giallorosso ora nuovo Irriducibile biancoceleste, tira una “ciavattata” centrale alla quale Goicoechea pensa bene di andarci un po’ insicuro. La palla schizza, va in rete, e il primo punto di non ritorno horror è acquisito. Pareggio laziale dopo soli 20’ dal gol romanista, tutto si riapre. Nei nostri cuori sale l’amarezza, rispetto alla quale un Borghetti appare come un dolce alla crema chantilly. Aspettate, aspettate, rimanete seduti, la pellicola deve dare il suo meglio. Ed ecco la seconda svolta: palla in diagonale, nonno Klose che pare un pischello di Vigna Clara si insinua fra circa trentacinque giocatori romanisti ed anticipa tutti, andando in gol. La sindrome della rimonta ancora una volta ha avuto la meglio, aimè. Uno dice “vediamo se il film prende una piega diversa”. Ed infatti, la prende, peggiorando solamente la precedente. In un’azione della Roma in area laziale, De Rossi viene strattonato da Mauri, l’uomo dal passato in cella, e come pensa di divincolarsi? Dando un bel pugno in faccia al capitano dei rivali, con una platealità che Rocky Balboa verrebbe definito un dilettante. Espulsione, Roma in dieci, comincia a prendere vita questo “peggio”, sempre più forgiato dalla pazza maestria dei giocatori. Diluvio in atto, tempesta per Zeman. Il collasso è vicino.
Finisce il primo tempo, i romanisti, pur vagheggiando, provano a crederci ancora. Tra un caffè dell’intervallo, due parole di sfogo con gli altri amici, due preghiere a San Francesco Totti, quei quindici minuti di intentato relax finiscono, ed il secondo tempo del film ha inizio. Niente popcorn, si ricomincia con veri e propri rospi da ingoiare. Infatti, 47’, Piris su disimpegno difensivo offre l’assist a Mauri che insacca. Con gli occhi di fuori qualcuno urla parolacce, ingiurie, offese ed esclamazioni del caso, ma non serve a niente. Il 3 a 1 è quello dai sapori aspri e infimi, una cicuta da bere lentamente. Ora tal “peggio” è effettivo ed orribilmente reale. Questo piano diabolico del fato ha però ancora da mostrare machiavelliche cattiverie; difatti fa dimezzare le distanze a Pjanic con una punizione da genio, poi al 94’ si prova il colpo di scena: cross da destra verso sinistra a girare, Osvaldo e Marquinho arrivano insieme, con quest’ultimo che colpisce la palla ad un metro e mezzo dalla porta.. Il tiro sfila di venti centimetri fuori, e le grida di disperazione sono incalcolabili. Il “Mai ‘na gioia Day” è stato portato a compimento, tutto ciò di più orrendo ha preso luce in una giornata pregna di buio e nuvole. D’altronde, siamo abituati, soffrire è la nostra forza, nonché la nostra inclinazione naturale dai tanti Roma-Liverpool e Roma-Lecce. Ora, però, ne siamo veramente pieni. Basta parole, servono i fatti, ovvero i risultati. Infine, ma importante più di tutto, va ricordato Gabriele Sandri, che proprio cinque anni fa perdeva la vita in quel maledetto autogrill. Lo stadio lo ha salutato a dovere, e noi non siamo da meno: Ciao Gabbo.
                     

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